Cielo Libre – Immaginare la Libertà

Schermata 2016-02-25 alle 11.07.11Presentazione del volume
“Cielo Libre. Imaginar la libertad”
Sarà presente il curatore José Luis Tagliaferro
Presenta Barbara Bongiovanni (OltreConfine)

Il volume:
Cielo Libre 1981 > 1982
Nel luglio del 1981, ancora sotto la dittatura civico-militare, Familiares pubblica queste poesie raccolte in vario modo, a volte insolito e avventuroso. Sono versi di sfida al regime e nello stesso tempo di stimolo per chi lotta per la libertà e la democrazia.
La seconda edizione la realizza Familiares di Milano nel mese di giugno del 1982. È un’edizione con il testo in spagnolo e quello italiano a fronte che diventa uno strumento molto utile per le attività di solidarietà e denuncia. In questo modo le vittime recuperano un volto, una personalità. Non sono più soltanto un numero: di prigionieri, di torturati, di desaparecidos.

La nuova edizione di Cielo Libre
“Cielo Libre. Imaginar la libertad” è l’edizione pubblicata nel 2015. José Luis Tagliaferro scrive nell’introduzione al volume che: “Cielo Libre” è una mano che cerca un’altra, è una lotta dietro le sbarre. È il messaggio di chi, per immaginare la libertà, finisce in carcere ma non si arrende. Continua a lottare, continua a immaginare la libertà. “Cielo Libre” è stato ed è un formidabile strumento per chi “da fuori” lottava e lotta per la difesa dei Diritti Umani. Un messaggio intriso di futuro.”

La nuova edizione nasce arricchita dal contributo di un artista di grande sensibilità come l’illustratore Christian Mirra che è riuscito a dare un respiro universale a eventi che appartengono ad un preciso luogo e un determinato tempo. In questa rinnovata edizione, “Cielo Libre” ospita il prezioso contributo di Osvaldo Bayer, storico, giornalista e scrittore argentino, ma soprattutto militante della Memoria che con magistrale capacità di sintesi ha scritto il prologo.

Gli autori di queste poesie sono tutti anonimi. Recuperare i loro nomi è uno dei nostri desideri; per questa ragione e per pubblicare altri documenti abbiamo creato questo sito.
Tutta la nostra gratitudine per chi ha lavorato volontariamente in questo progetto: Dora Salas, Lia Sezzi, Sergio Tagliaferro, Graciela Palacios Lois, Alberto “Beto” Schprejer, ecc. Naturalmente anche al professor Álvaro Gargiulo che ha trascritto e corretto i testi.

I curatori

José Luis Tagliaferro & Christian Mirra
José Luis Tagliaferro (Buenos Aires, Argentina 1946). Curatore del volume e oppositore della dittatura, nel 1977 deve abbandonare il suo paese di nascita, esiliandosi in Italia dove è stato membro attivo della comunità argentina, dell’Associazione dei Familiari degli Scomparsi e Detenuti per Ragioni Politiche in Argentina di Milano, di Radio Popolare, della Lega per i Diritti dei Popoli e del CESPI, che ha diretto per quattro anni. Attualmente vive a Montevideo.
Christian Mirra (Benevento, Italia 1977). E’ l’autore del fumetto e di tutte le illustrazioni presenti su “Cielo Libre”. Vive a Santander (Spagna), dove realizza fumetti, strisce umoristiche e illustrazioni per varie pubblicazioni sparse in giro per il mondo. La sua opera più conosciuta in Italia è il graphic novel “Quella notte alla Diaz. Una cronaca del G8 a Genova” (Ugo Guanda Editore, 2010), in cui l’autore narra la sua esperienza come vittima del famigerato assalto della polizia alla scuola Diaz durante il G8 del 2001, definito da Amnesty International come “la piú grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dalla Seconda Guerra Mondiale”.. Le altre opere dell’autore si trovano sul sito www.christianmirra.com e le sue strisce settimanali su www.patoeticopatologico.com.

Organizza OltreConfine – Associazione per i Diritti

In collaborazione con gruppo consiliare SEL Comune di Ferrara

I paramilitari messicani tornano ad uccidere gli zapatisti. Marcos: “Il dolore e la rabbia ci fanno rimettere gli stivali”

MEXICO-EZLN-AUTONOMY-ANNIVERSARYIl 2 maggio scorso un centinaio di paramilitari ha compiuto un’aggressione con armi di alto calibro, machete e pietre contro basi d’appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) nella comunità del La Realidad in Chiapas, sud-est del Messico.

José Luis Solís López, nome di battaglia Galeano, maestro nella Escuelita Zapatista nella comunità autonoma zapatista, che nei mesi scorsi aveva visto alcune migliaia di persone giungere in Chiapas a conoscere l’esperienza delle comunità autonome, è stato barbaramente ucciso da alcuni paramilitari: sul suo corpo sono stati rinvenute ferite da machete e colpi di arma da fuoco, tra cui un colpo di grazia dietro la nuca.

La “guerra di bassa intensità” nel Chiapas ribelle, una guerra che va avanti tra alti e bassi dal 1 gennaio 1994, torna a far scorrere il sangue dei ribelli zapatisti del sud-est messicano, quei figli dei figli degli indios Tzotziles e Tzeltales che dalla colonizzazione spagnola non hanno fatto altro che tentare di sopravvivere alle sopraffazioni dei potenti coronati prima, dei latifondisti poi e del potere economico oggi.

L’episodio è avvenuto lo scorso 2 maggio, mentre all’interno del Caracol La Realidad (che poi è una specie di “capitale” nel mondo ribelle zapatista) si stava svolgendo una riunione tra la Giunta di Buon Governo dell’EZLN e alcuni dirigenti dell’organizzazione paramilitare CIOAC-H (legata al partito PRD, Partido de la Revolución Democrática, che ha governato il Messico dal 1929 al 2000): oggetto della riunione era la restituione di una camionetta zapatista sequestrata alcuni mesi fa da membri di questa organizzazione paramilitare nella stessa comunità del La Realidad.

Nella comunità zapatista erano presenti anche alcuni paramilitari armati del CIOAC-H e dei partiti PVEM e PAN (Partido Acción Nacional, cui è legato il Presidente Felipe Calderón Hinojosa) che improvvisamente avrebbero cominciato a danneggiare varie strutture, tra cui la rete idrica, due aule della scuola e la clinica autonoma della comunità. Poco dopo uno dei gruppi paramilitari ha compiuto un’imboscata all’ingresso della comunità contro tre mezzi che stavano trasportando delle basi d’appoggio zapatiste dirette al Caracol La Realidad per realizzare delle attività.

Altri zapatisti che sono invece usciti dal Caracol in sostegno dei loro compagni aggrediti è stato attaccato dall’altro gruppo dei paramilitari, ed in questo caso si è consumato l’omicidio: il tragico bilancio è di un morto, Galeano, e 13 feriti da arma da fuoco, una carneficina in perfetto stile narcos.

Secondo molte testimonianze dirette citate dal quotidiano messicano La Jornada, l’unico che dal 1994 documenta quotidianamente la lotta zapatista per la democrazia, la libertà e la giustizia, per il riconoscimento dei diritti degli indios del Chiapas, i paramilitari avrebbero più volte minacciato nuove azioni violente nei giorni successivi all’omicidio.

Le indagini su quanto accaduto sono state affidate al Subcomandante Moisès. Così il Subcomandante Marcos in un comunicato:

“Una donna dei contras è venuta a raccontarci che tutto è stato pianificato e che si trattava di un piano per far fuori Galeano.

Insomma: non si è trattato di una questione di comunità, dove le bande si affrontano infiammate dal momento. È stato qualcosa di pianificato: prima la provocazione con la distruzione della scuola e della clinica, sapendo che i nostri compagni non avevano armi da fuoco e che sarebbero andati a difendere quello che umilmente hanno costruito con il loro lavoro; poi gli aggressori hanno preso posizione sul percorso che sapevano che i nostri compagni avrebbero seguito dal caracol alla scuola; e, infine, il fuoco incrociato sui nostri compagni.”

La militarizzazione del Chiapas è ad una nuova stretta, dopo che negli ultimi anni dal 2004 il clima aveva cominciato lentamente a raffreddarsi. Per manifestare solidarietà con la causa zapatista si può scrivere un’email a solidarietarealidad@gmail.com.

Il mondo della cooperazione italiana e delle associazioni umanitarie ha già aderito all’appello dell’Ezln.

[Da Polisblog]

Arrivano a Ferrara ‘nove piccoli ambasciatori di pace’

 

Da Estense.com saharawi1_riddi Marcello Celeghini

“Sarà un momento di villeggiatura che darà sollievo a questi bambini dalla difficile situazione in cui si trovano a vivere quotidianamente”. Questo è l’intento, contenuto nelle parole dell’assessore alla Pubblica Istruzione Annalisa Felletti, con cui nove bambini saharawi saranno ospitati a Ferrara, per il 15° anno consecutivo, durante i prossimi giorni a cura dell’associazione Oltreconfine, in collaborazione con Comune, Provincia e Regione, anche per sensibilizzare l’opinione pubblica alle sofferenze che da quarant’anni affliggono il popolo del Sahara.

Sono sei femminucce e tre maschietti tra i nove i dieci anni che nei prossimi giorni parteciperanno a varie attività per scoprire il territorio di Ferrara cercando di accantonare per un breve periodo le sofferenze patite. I piccoli, arrivati ieri, ripartiranno domenica 22 agosto e in mattinata sono stati accolti in municipio. Il popolo saharawi è uno dei tanti popoli nel mondo senza un proprio stato-patria; vivono nell’entroterra marocchino e algerino e da oltre quarant’anni chiedono di poter veder concessa loro l’indipendenza, senza successo per via delle resistenze di Algeria e Marocco appoggiati per interesse da Francia e Stati Uniti. Questa popolazione è costretta a vivere in campi profughi in luoghi poco o per nulla ospitali, dove durante la stagione calda (proprio in questo periodo) il clima torrido, che tocca anche punte di 50°, rende bambini e anziani molto vulnerabili a malattie.

Il progetto ha infatti tra i vari obiettivi quello di poter far visitare questi bambini, durante il periodo di permanenza tra noi, da medici del servizio sanitario regionale per far sì che al loro ritorno a casa siano completamente sani e più in forze. I nove bambini durante il loro soggiorno saranno ospitati presso la Casa senza frontiere e varie associazioni ed enti si sono già impegnati per garantire il vitto e le attività ricreative. Ieri i bambini sono stati ospitati dall’associazione Terraviva, nel pomeriggio saranno alla festa del Pd di Tresigallo, in serata alla festa Pd di San Martino, domani a Ro sulle rive del fiume Po e mercoledì presso il Circolo Nautico di Volano. “Con questo soggiorno tra noi- spiega Pietro Pinna presidente dell’associazione Oltreconfine- ci teniamo anche che i bimbi saharawi facciano conoscenza con dei loro coetanei ferraresi perché riteniamo molto positivo uno scambio di racconti come solo i bambini sanno fare tra di loro”. Insieme al gruppo di bambini anche una guida, a cui i bambini saharawi sono stati affidati dalle famiglie, che ci tiene a fare dei ringraziamenti. “Ringrazio il Comune di Ferrara che crede in questo progetto. Per questi bambini è una gran cosa anche solo stare pochi giorni lontano dalla loro vita difficile di ogni giorno”.

“Questo progetto- interviene l’assessore Annalisa Felletti- si riesce ad attuare ogni anno grazie alle associazioni ferraresi che stanno facendo sempre più rete. Questi bambini sono ambasciatori di pace; dei piccoli ambasciatori che senza violenza vogliono vivere nella loro terra in condizioni migliori e chiedono aiuto al mondo. Il Comune di Ferrara, proprio per questo motivo, ha votato lo scorso 30 giugno un ordine del giorno per chiedere che il diritto alla pace sia inserito tra i Diritti Fondamentali. Il progetto- conclude l’assessore- continuerà anche nei prossimi anni, almeno fino a quando non saremo noi a poter andare a visitare il territorio saharawi”.

Dal deserto algerino a Ferrara per testimoniare la difficile situazione del popolo saharawi

saharawi_ferraraNei loro occhi hanno tutta la vivacità e la curiosità tipica della loro giovanissima età, ma sulle spalle portano già il peso della difficile e annosa situazione del loro popolo. Sono i bambini saharawi ospiti in questi giorni a Ferrara grazie all’iniziativa di accoglienza coordinata dall’associazione Oltre confine e sostenuta dal Comune e dalla Provincia di Ferrara, dalla Regione Emilia Romagna e da altri enti locali e associazioni del territorio. I nove piccoli africani, tre maschi e sei femmine fra i nove e undici anni d’età, sono giunti in città ieri, domenica 17 agosto e vi rimarranno fino a venerdì 22, con alloggio alla Casa senza frontiere e con una ricca agenda di visite e appuntamenti in programma tra Ferrara e provincia.
“Per il quindicesimo anno – ha ricordato stamani in conferenza stampa il presidente dell’associazione Oltreconfine Pietro Pinna – Ferrara accoglie un gruppo di bambini saharawi, provenienti dai campi profughi dell’Algeria e testimoni della complessa situazione di sospensione che da quarant’anni sta vivendo il loro popolo. I viaggi in Europa di questi piccoli ambasciatori saharawi hanno il duplice scopo di richiamare l’attenzione su questa vicenda ancora non risolta e di permettere agli stessi bambini di conoscere altre realtà e godere di cure sanitarie gratuite. In questi giorni, infatti, i piccoli saranno sottoposti a visite mediche offerte dal sistema regionale per verificare l’eventuale presenza di problemi da curare”. Ma nell’agenda dei giovani ospiti ci sono anche un tour del castello estense, gite al parco degli sceriffi ecologici di Tresigallo, a Ro ferrarese e ai lidi, oltre a pranzi e cene in varie strutture del territorio.
Un ringraziamento a nome dei piccoli saharawi è giunto a Comune e associazioni ferraresi dall’accompagnatore del gruppo, Luchaa el Hamahi, che ha ricordato la problematica situazione dalla quale provengono i piccoli e l’importanza per loro di un’esperienza come quella che stanno vivendo.
Ulteriori ringraziamenti sono stati espressi anche dall’assessore comunale alle Politiche per la Pace Annalisa Felletti che ha richiamato sia l’impegno della Regione Emilia Romagna volto ad offrire ai giovani ospiti l’accesso all’assistenza sanitaria, sia le iniziative dei diversi soggetti del territorio “che permetteranno ai piccoli di portarsi a casa bellissimi ricordi”, sottolineando soprattutto l’attività dell’associazione Oltre confine “che da tanti anni gestisce con passione questo progetto”. “Al popolo saharawi – ha proseguito l’assessore Felletti – va invece il nostro plauso per l’atteggiamento pacifico che in tutti questi anni ha scelto di adottare nel perseguimento della propria autodeterminazione, un atteggiamento che andrebbe sostenuto come esempio da imitare per affrontare tanti altri conflitti nel mondo”.
LA SCHEDA a cura dell’associazione Oltre confine

Progetto di accoglienza estiva dei bambini saharawi
Oltre confine, associazione onlus per i diritti, in qualità di associazione che aderisce al Comitato ferrarese di solidarietà al Popolo Saharawi ‘Nati liberi’, in collaborazione con il Coordinamento Regionale di Solidarietà per il Sahara Occidentale, con la Rappresentanza del Fronte Polisario in Italia e con l’Associazione Nazionale di solidarietà con il Popolo Saharawi propone da ormai 14 anni un Progetto di accoglienza di un gruppo di bambini provenienti dai campi profughi Saharawi.
Il progetto sarà interamente gestito da volontari con il sostegno di enti locali ed associazioni e garantisce continuità rispetto ai progetti analoghi presentati gli anni passati dal capofila Arci del Comitato ferrarese di solidarietà al Popolo Saharawi ‘Nati liberi’.
La scelta di effettuare il progetto di accoglienza nei mesi estivi dipende dalle difficili caratteristiche climatiche del deserto algerino: i mesi estivi di luglio e agosto, infatti, risultano essere i più torridi dell’anno (la temperatura può raggiungere anche i 50° C). Ciò contribuisce ad aggravare le condizioni di salute dei più deboli: bambini, anziani e malati sono chiaramente le categorie più a rischio.
Per alleviare le sofferenze, da alcuni anni il Fronte Polisario organizza soggiorni estivi in Italia e Spagna, affinché i bambini possano passare l’estate in climi più salubri e temperati, ed affrontare le cure mediche di cui hanno bisogno.

Obiettivo:
Lo scopo dell’accoglienza è quello di favorire la conoscenza tra i bambini Saharawi ed i bambini ferraresi.
Durante le esperienze di scambio promosse negli anni passati i piccoli Saharawi hanno infatti convissuto con i loro coetanei ferraresi raccontando gli aspetti della cultura e della tradizione del popolo Saharawi ed imparando a conoscere la nostra lingua e le nostre tradizioni.
Con i semplici linguaggi dei gesti, dei colori, dei disegni, della musica ed in certi casi anche delle parole, si è potuto portare a termine uno scambio culturale, che ha profondamente arricchito chiunque sia venuto in contatto con i piccoli profughi.

Ospitalità:
Si tratta di un gruppo di 9 bambini, con un accompagnatore/interprete che è coordinatore del gruppo ospitato.
I bambini saranno alloggiati presso una struttura unica a Ferrara (la Casa senza frontiere) mentre enti, circoli, associazioni e qualsiasi altro soggetto interessato a vario titolo nei diversi aspetti dell’accoglienza si impegnano a fornire vitto e sostegno agli ospiti, curando anche gli aspetti logistici e ricreativi della permanenza.

Attività:
Il piano delle iniziative giornaliere prevede che i piccoli ospiti partecipino a varie attività organizzate per loro dall’Associazione.
Nei momenti liberi verranno organizzati incontri ed attività che possano essere per gli ospiti momenti di divertimento e socializzazione.
Le tante associazioni che hanno appoggiato il progetto si sono già rese disponibili ad ospitare ed a offrire ai bambini attività le più diverse e ciascuno per i propri settori d’intervento. Sono infatti in programma anche alcune gite in Provincia per incontrare quelle comunità e quei paesi che durante l’anno hanno espresso l’interesse ad incontrare esponenti di una cultura lontana ed affascinante.

Laboratori:
Durante il soggiorno a Ferrara verranno proposti ai piccoli ospiti alcuni laboratori per imparare a costruire piccoli strumenti e giochi con materiali di recupero e facilmente reperibili anche all’interno dei loro territori. In particolare potrà essere interessante offrire ai piccoli la possibilità di seguire un breve corso di fotografia, ciascuno con la propria macchina fotografica, per mostrare come un bambino vede ed interpreta il mondo al di fuori dei campi profughi e che per la prima volta conosce. Sarà anche l’occasione per produrre nei periodi successivi materiali (calendari, poster, cartoline…) con la vendita dei quali sostenere il Comitato e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione Saharawi.
Aspetti Sanitari:
Durante il soggiorno ferrarese in accordo con il Fronte Polisario sarà a disposizione un pediatra che avrà il compito di monitorare la salute dei bambini e di far compiere loro tutti i controlli medici prima del rientro nei campi.

Mediatore culturale:
Per tutta la durata dell’accoglienza estiva ci si avvarrà della collaborazione di un mediatore culturale in lingua araba, per agevolare i volontari nel loro lavoro e per avere un sostegno nel rispetto della cultura e della religione di questi piccoli ambasciatori di pace.

Volontariato:
Il progetto è interamente gestito dai volontari dell’associazione Oltre Confine (20 volontari).

La rete:
Nei diversi anni (il progetto di accoglienza è iniziato infatti nel 2000) si è potuto costruire e consolidare una rete di soggetti, enti privati e pubblici, che ogni anno si attivano per far passare a questi piccoli ambasciatori di pace un soggiorno ricco di esperienze positive.

I bambini Saharawi a Ferrara

Alima ha potuto curare la sua otite.

Mohamed e Mahfud hanno giocato in riva al mare.

Fadel ha visto per la prima volta un orso polare al Museo di Storia Naturale.

Queste attività apparentemente normali per un bambino di otto anni, sono eccezionali per i sei bambini Saharawi ospitati per una settimana in città grazie ai volontari dell’associazione Oltre Confine, che da anni si occupa di diritti umani.

Mohamed, Mahfud e i loro amici, durante il resto dell’anno vivono nel deserto roccioso algerino, come profughi in una tendopoli, con temperature che raggiungono i sessanta gradi.

La popolazione Saharawi vive da ormai trent’anni lontano dal suo luogo di origine, il Sahara Occidentale, attualmente occupato dal Marocco, cercando di riottenere le sue terre con metodi di lotta diplomatici e non violenti.

Da tredici anni, grazie al progetto di accoglienza sostenuto da Comune e Provincia di Ferrara, un gruppo di bambini ogni volta diverso, a fine estate arriva in città per trascorrere una breve vacanza, conoscere i coetanei ferraresi, visitare il territorio e sottoporsi a cure mediche che nel deserto non sarebbero possibili.

Un momento di grande divertimento non solo per i piccoli Saharawi, ma per tutte le persone che li hanno assistiti e accolti nella settimana di soggiorno. La Croce Rossa Italiana ha messo a disposizione volontari e mezzi per gli spostamenti, il comune di Ro Ferrarese li ha ospitati nel Mulino sul Po, le Feste del PD di Tresigallo e di San Martino gli hanno fatto assaggiare i piatti tipici locali, il Circolo Nautico gli ha aperto le porte del proprio bagno a Volano, la Bocciofila La Ferrarese ha offerto loro la cena. Una forte rete di solidarietà che ha fatto sentire i bambini come a casa.

Al termine del soggiorno ferrarese, i sei saharawi sono rientrati nei campi profughi con la consapevolezza che esiste un altro mondo oltre il deserto e che il loro popolo non è da solo nella richiesta di un referendum per l’indipendenza, del quale si stano occupando anche le Nazioni Unite.

La consegna dei fondi a Ishinomaki

Hiroki consegna il poster con i donatori ferraresi al presidente dell'associazione Manbou

Hiroki consegna il poster con i donatori ferraresi al presidente dell’associazione Manbou

Hiroki Yamada ha consegnato al presidente dell’associazione Manbou i 700 euro raccolti a Ferrara assieme a Oltre Confine lo scorso 11 marzo 2012 in occasione del primo anniversario del terremoto e dello tsunami che hanno distrutto il Giappone.

Queste le parole del presidente:

“Ringraziamo Ferrara e tutta l’Italia per il sostegno offerto al Giappone in un momento difficile. Stiamo lavorando intensamente per  ricostruire”.

Nella foto la consegna del poster con tutte le foto dei donatori. Guarda il poster.

il poster con i donatori ferraresi

il poster con i donatori ferraresi

Tsunami: Ishinomaki ringrazia Ferrara

la raccolta fondi per il Giappone organizzata a Ferrara l'11/03/12

la raccolta fondi per il Giappone organizzata a Ferrara l’11/03/12

Nel marzo scorso, quando con un gruppo di studenti giapponesi residenti a Ferrara, abbiamo organizzato una raccolta fondi per i danni subiti dal loro paese a causa del terremoto e dello tsunami, mai avremmo immaginato che di lì a poco un simile tragico evento avrebbe colpito anche noi.

Ora, mentre qui a Ferrara procede faticosamente la ricostruzione, si sono invertiti i ruoli: sono gli amici giapponesi a farci coraggio e darci la loro solidarietà, e per questo li ringraziamo molto.

Hiroki realizza un ritratto durante la raccolta fondi per il Giappone organizzata a Ferrara l'11/03/12

Hiroki realizza un ritratto durante la raccolta fondi per il Giappone organizzata a Ferrara l’11/03/12

Con il loro esempio ci mostrano che la vita riprende anche dove è stata spazzata via dal sisma e dall’acqua, e il disastro diventa un’occasione per ripensare un nuovo modo di costruire, una nuova convivenza tra uomo e ambiente.

Hiroki Yamada, giovane architetto giapponese si occupa proprio di questo e con la sua associazione Manbou, sta seguendo la ricostruzione della cittadina costiera di Ishinomaki, stimolando la partecipazione dei cittadini.

le case di emergenza costruite a Ishinomaki dopo lo tsunami

le case di emergenza costruite a Ishinomaki dopo lo tsunami

Hiroki frequenta a Ferrara il master Ecopolis in Politiche Ambientali e Territoriali Per la Sostenibilità e Sviluppo Locale della Facoltà di Economia. E’ lui che l’11 marzo scorso nell’anniversario del terremoto e dello tsunami in Giappone, ha organizzato in collaborazione con Oltre Confine, la raccolta fondi che grazie alla generosità dei ferraresi ha raggiunto la quota di 700 euro.

In questi mesi è andato a vedere come sono stati impiegati quei soldi. Questo è il suo racconto.

Le donazioni degli amici di Ferrara sono state divise tra le varie attività che stiamo facendo: ricostruzione del museo del manga, principale attrazione turistica del luogo, costruzione di un mercato temporaneo per sostituire i negozi distrutti,  creazione di mini-teatri e realizzazione diversi eventi culturali.

Oltre a questo lavoriamo a stretto contatto con il consiglio comunale e con la cittadinanza per far capire che la città non può essere ricostruita a ridosso del mare come prima, ma deve avere dei criteri di maggior sicurezza.

Ho sentito delle le vittime del terremoto a Ferrara nel mese di maggio. Purtroppo non potevo muovermi da Ishinomaki, ma avrei voluto restituire personalmente l’aiuto.

Le nostre relazioni con l’Italia risalgono a molti secoli fa. Ricordo di una nave giapponese (la San Juan Bautista) che nel 1614 arrivo’ in Italia a Civitavecchia, per incontrare il papa. L’equipaggio

della nave imparo’ una canzone italiana che poi porto’ in Giappone. Credo che per una città come Ferrara, ricca di tradizione e di storia, la ricostruzione sarà sicuramente efficace.

Prego per la rapida ricostruzione di Ferrara.

Vai alle immagini della consegna dei fondi e del poster dei donatori ferraresi.

Ishinomaki dopo lo tsunami

Ishinomaki dopo lo tsunami

Ferrara e il Giappone: un anniversario di solidarietà per il terremoto

Domenica 11 Marzo, ricorre il primo anniversario del terremoto e dello tsunami che hanno colpito il Giappone. Anche Ferrara vuole ricordare questa tragica ricorrenza con un’iniziativa di speranza.

Dalle 10 alle 17 di domenica, davanti alla Libreria Melbook, gli studenti giapponesi residenti in città organizzano un banchetto nel quale doneranno ideogrammi e caricature in cambio di un’offerta per le popolazioni colpite.

L’idea è venuta a Hyroki Yamada, giovane architetto, in città per frequentare il master Ecopolis in Politiche Ambientali e Territoriali Per la Sostenibilità e Sviluppo Locale della Facoltà di Economia.

Durante l’emergenza Hyroki è partito come volontario per prestare soccorso alle zone distrutte.

A malincuore ha poi lasciato il suo paese, con la volontà di approfondire la sua formazione e  successivamente tornare per lavorare alla ricostruzione.

Le offerte che verranno raccolte domenica, serviranno a finanziare gli incontri di urbanistica partecipata che un team di architetti sta organizzando in Giappone al fine di ripensare assieme ai cittadini un nuovo modo di costruire che scongiuri ulteriori disastri.

L’iniziativa è organizzata in collaborazione con l’associazione ferrarese Oltre Confine, da anni impegnata per la difesa dei diritti umani.